Un commissario di città catapultato tra boschi, nebbie e campanili. È questa l’immagine che ha conquistato il pubblico di Rai 1 con “Uno sbirro in Appennino“, la fiction in quattro serate creata da Fabio Bonifacci e diretta da Renato De Maria. Protagonista è Claudio Bisio nei panni di Vasco Benassi poliziotto milanese rispedito, quasi per punizione, nel paese d’origine sull’Appennino bolognese.
Non è il solito poliziesco metropolitano: qui le indagini rallentano al passo delle stagioni e ogni delitto ha l’odore del sottobosco e della memoria. Andiamo a scoprire insieme ad Horly Viaggi, Tour Operator Italiano specializzato in Viaggi di Gruppo con Accompagnatori Professionisti, alcune curiosità su questa nuova serie.
- Muntagò, il paese che non c'è
- Castiglione dei Pepoli, la vera centrale di polizia
- Borghi di pietra: La Scola, Castel di Casio e Grizzana
- L'acqua nera dei laghi: Suviana e Brasimone
- Bologna, la città che giudica
- Un tocco di Roma
- Perché queste location funzionano
- Itinerario per chi vuole seguire Vasco Benassi
- Conclusione
Muntagò, il paese che non c’è
Il cuore narrativo si chiama Muntagò. Non cercatelo sulle mappe, perché è un’invenzione. Gli autori lo hanno costruito cucendo insieme scorci, piazze e vicoli dell’Appennino emiliano, per raccontare un’Italia interna che resiste allo spopolamento. Il nome stesso viene dal dialetto di Monteacuto Ragazza, frazione di Grizzana Morandi, un dettaglio che tradisce l’amore per quei crinali. Muntagò non è solo scenografia: incarna bellezza naturale, tradizioni, senso di comunità e quella malinconia dei borghi che si svuotano d’inverno.
Nella serie Benassi torna dove ha lasciato amici, un pezzo della sua vita ed un lutto familiare. L’Appennino, come dicono gli stessi materiali di produzione, non fa da sfondo ma è coprotagonista con paesaggi ed atmosfere sospese nel tempo che orientano le scelte dei personaggi.
Castiglione dei Pepoli, la vera centrale di polizia
Se Muntagò è un’idea il suo corpo è Castiglione dei Pepoli. Il borgo, al confine tra Emilia e Toscana, è stato scelto come base logistica e set principale. Passeggiando in Piazza Marconi si riconosce subito il quattrocentesco Palazzo Pepoli: nella fiction diventa l’esterno del commissariato dove Benassi timbra il cartellino controvoglia. Le sue pietre severe, i portici bassi, i vicoli che salgono verso il crinale compaiono in quasi ogni puntata, trasformati in strade di Muntagò.
Castiglione non è stato scelto a caso. È un crocevia storico della Via della Lana e della Seta abituato ai passaggi, perfetto per raccontare un ritorno. La troupe ha lavorato per settimane tra municipio, bar e case private, coinvolgendo residenti come comparse. Il risultato è un paese vivo, non patinato, dove il commissario compra il caffè al banco e litiga con il sindaco per una transenna.
Borghi di pietra: La Scola, Castel di Casio e Grizzana
Attorno a Castiglione, la produzione ha allargato il raggio per dare profondità a Muntagò. A Grizzana Morandi è stato fondamentale Borgo La Scola, uno dei villaggi medievali meglio conservati dell’Appennino, con le case in arenaria allineate come soldatini e la torre che domina la valle. Qui sono state girate sequenze di inseguimenti a piedi e incontri notturni, sfruttando la luce calda delle lanterne.
Castel di Casio presta i suoi scorci più rurali, le aie e i fienili che nella serie diventano luoghi di vecchi segreti. Montorio aggiunge quel sapore di frazione dimenticata, mentre la cosiddetta “chiesa Vecchia” – citata nei diari di lavorazione – ospita una delle scene più intime, un funerale che costringe Benassi a fare i conti con il passato. È un mosaico di borghi veri che, montati insieme, restituiscono l’illusione di un unico paese coerente.
L’acqua nera dei laghi: Suviana e Brasimone
Il poliziesco di De Maria gioca molto con l’elemento naturale e l’acqua è il suo specchio più inquieto. Due bacini artificiali dell’Appennino bolognese diventano teatri del mistero: il lago di Suviana e il lago del Brasimone. Le loro rive, spesso avvolte dalla nebbia, ospitano ritrovamenti, pedinamenti e confessioni.
La sequenza più citata dai fan è stata girata alla diga delle Scalere, nel comune di Camugnano, l’imponente struttura che trattiene il Brasimone. Lì, tra cemento e faggete, Bisio affronta un testimone chiave in un dialogo senza musica, solo vento e acqua. È il momento in cui la serie dichiara la sua poetica: non servono skyline, basta un invaso tra le montagne per creare tensione.

Bologna, la città che giudica
Non tutto è montagna. La trama impone ritorni in città e Bologna entra con la sua eleganza porticata. La troupe ha girato in Piazza dei Tribunali, davanti al Palazzo di Giustizia, per le scene processuali che incorniciano le indagini di Benassi. Poi c’è Via del Pratello, cuore notturno e popolare, dove il commissario incontra un informatore tra osterie e biciclette legate ai pali.
Infine Piazza Maggiore con il suo “crescentone”, la grande pavimentazione in granito bianco e rosa che i bolognesi chiamano come la focaccia tipica. È lì che la fiction gioca il contrasto tra la lentezza appenninica e la burocrazia cittadina, tra il paese che conosce tutti e la città che archivia.
Un tocco di Roma
A completare il quadro ci sono alcune sequenze girate a Roma utili per i raccordi con il Ministero e per il passato professionale di Benassi. Sono poche scene, quasi sempre interni, che servono a ricordare da dove viene il protagonista prima che l’Appennino lo riassorba.
Perché queste location funzionano
“Uno sbirro in Appennino” non è un cartolina-tour. La scelta dell’Appennino tosco-emiliano risponde a un’idea precisa di racconto: togliere al poliziesco le luci al neon e restituirgli il tempo dell’ascolto. Nei borghi tutti si conoscono e un omicidio non è un caso da archiviare ma una ferita nella comunità. I laghi artificiali ricordano il rapporto complicato tra uomo e natura, le dighe costruite nel dopoguerra e oggi luoghi di memoria. Le piazze di Castiglione e La Scola raccontano lo spopolamento senza bisogno di didascalie.
È anche un’operazione identitaria per Bisio, emiliano di origine, che qui recita in un paesaggio che sente suo. E per Rai 1 è un modo di valorizzare aree interne raramente protagoniste in prima serata, mostrando un’Italia che non è né cartolina toscana né periferia degradata ma crinale vivo.
Itinerario per chi vuole seguire Vasco Benassi
Se la serie vi ha incuriosito, l’itinerario è semplice e tutto fattibile in giornata da Bologna:
- Mattina a Castiglione dei Pepoli. Parcheggiate vicino a Piazza Marconi, cercate Palazzo Pepoli e immaginate la scritta “Commissariato”. Perdetevi nei vicoli dietro la chiesa.
- Pranzo a Borgo La Scola. Pochi chilometri verso Grizzana Morandi, pranzo con crescentine e poi passeggiata tra le case in pietra dove è stato ricostruito il centro di Muntagò.
- Pomeriggio ai laghi. Da Castiglione scendete verso Camugnano: prima Suviana, poi la diga delle Scalere sul Brasimone. È il punto panoramico della scena madre.
- Sera a Bologna. Chiudete con un aperitivo in Via del Pratello e una foto sul crescentone di Piazza Maggiore, proprio dove Benassi incrocia la giustizia cittadina.
Non serve una mappa della fiction: basta seguire la SP 325 della Val di Setta. È la stessa strada che percorre Benassi quando, a sirene spente, torna a casa e dove capisce che la punizione è diventata appartenenza.
Conclusione
Alla fine “Uno sbirro in Appennino” lascia allo spettatore più di un’indagine risolta. Lascia l’idea che un luogo possa essere un personaggio, con le sue rughe, i suoi silenzi e la sua testardaggine. Muntagò non esiste eppure chi ha camminato in Piazza Marconi a Castiglione dei Pepoli, chi ha sentito l’eco dei passi a Borgo La Scola o ha guardato l’acqua ferma del Brasimone dalla diga delle Scalere, sa di averlo già incontrato.
La serie di Renato De Maria con Claudio Bisio ha scelto l’Appennino bolognese non per bellezza di cartolina, ma perché lì ogni delitto interroga una comunità e ogni ritorno costringe a fare i conti con le radici. È un poliziesco che rallenta, ascolta, e per questo resta.
E se queste atmosfere vi hanno fatto venire voglia di partire non serve organizzare tutto da soli. È proprio qui che entra in gioco Horly Viaggi, Tour Operator italiano specializzato in Vacanze di Gruppo con Accompagnatori Professionisti: con i loro tour dedicati ai borghi dell’Appennino tosco-emiliano potrete seguire le tracce di Vasco Benassi senza pensieri, da Castiglione dei Pepoli al lago del Brasimone, con una guida che conosce storie, aneddoti dal set e le migliori osterie dove fermarsi per una crescentina.
Perché alla fine non andrete a cercare un semplice set televisivo. Andrete a trovare il paese dove Vasco Benassi ha smesso di sentirsi punito e ha ricominciato a sentirsi a casa e lo farete in compagnia, come si viaggia meglio in Appennino.
Horly Viaggi vi saluta sperando di aver acceso in voi la voglia di visitare questa meravigliosa zona dell’Italia. Se state cercando un Tour Operator Italiano specializzato in Vacanze di Gruppo con Accompagnatori Professionisti Horly Viaggi è la scelta ideale. In noi troverete un Tour Operator serio, affidabile, sempre attento alle esigenze del proprio cliente, insomma una garanzia nel settore dei Viaggi di Gruppo. Visitate il nostro sito per pianificare una vostra prossima vacanza e non esitate a contattarci per soddisfare ogni domanda o richiesta di informazioni. Vi aspettiamo!



